Una mostra ha una durata limitata, però quello che racconta può continuare nel tempo.
Dal 2024 collaboro con l’Accademia dei Georgofili di Firenze alla realizzazione delle mostre che si tengono nel mese di settembre.
Sono mostre fotografiche che sviluppano temi cari all’Accademia e utilizzano le immagini del loro incredibile archivio storico.
Dal 2025 il progetto si è ampliato con un secondo appuntamento nel mese di febbraio.
Proprio in queste settimane sto consegnando alla tipografia e all’azienda incaricata di realizzare i pannelli, il progetto esecutivo dei materiali per la mostra di settembre 2026, dedicata al sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze.
Per ogni mostra mi occupo del progetto grafico dei pannelli dell’allestimento, delle immagini che accompagnano le tematiche narrate e i materiali esposti nelle vetrine e, soprattutto, del catalogo.
Quando mi è stato proposto di lavorare a questo progetto, il mio pensiero non è stato semplicemente dare una veste grafica ai singoli strumenti, ma trasformarli in parti di un vero sistema di comunicazione, capace di rendere riconoscibile il lavoro dell’Accademia e dargli ulteriore visibilità.
Ogni mostra nasce da contenuti, documenti e immagini differenti e deve poter esprimere la propria identità. Allo stesso tempo desideravo costruire una continuità che permettesse di riconoscere, mostra dopo mostra, un progetto comune.
Il linguaggio visivo definito per ciascun appuntamento accompagna il visitatore lungo tutto il percorso, proseguendo dai pannelli alle immagini delle vetrine e sviluppandosi nelle pagine del catalogo.
Strumenti diversi diventano così parti di uno stesso racconto, pensato per organizzare i contenuti rendendoli accessibili e valorizzare il lavoro di ricerca, conservazione e divulgazione svolto dall’Accademia.
Il catalogo ha assunto fin dall’inizio un ruolo centrale. Non è soltanto la pubblicazione che documenta la mostra, ma ciò che permette al suo racconto di proseguire oltre la durata dell’esposizione, conservandone i contenuti e offrendo la possibilità di consultarli e approfondirli nel tempo.
Ho progettato i cataloghi affinché ciascuno avesse una propria identità legata al tema della mostra, ma condividesse con gli altri il formato, la carta e uno stile editoriale comune. Affiancati, diventano così una collana riconoscibile, pensata per crescere nel tempo ed essere conservata e collezionata.
Personalmente li tengo sul tavolino di sala. In parte perché raccontano ogni volta una storia diversa, in parte perché, quando li vedo uno accanto all’altro, riconosco il progetto che avevo immaginato. Pubblicazioni autonome, ognuna con il proprio carattere, ma unite da scelte capaci di renderle parte dello stesso percorso.
La mostra dedicata al sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze rappresenta un nuovo capitolo di questa collaborazione. Ancora una volta il progetto grafico dovrà interpretare una storia e materiali specifici, mantenendo allo stesso tempo quella continuità che, nel corso degli anni, ha trasformato cataloghi e apparati espositivi in un sistema di comunicazione riconoscibile.
Penso che costruire un’identità non voglia dire ripetere ogni volta la stessa grafica, ma piuttosto progettare un sistema comune che accoglie storie diverse, un filo conduttore che permettere a ciascuna di trovare la propria personalità.



