Cibo e design

In occasione della Milano Fashion Week, la maison Fendi ha distribuito gli inviti per partecipare alla propria sfilata sotto forma di un griffato pacco di pasta Rummo.

Un’edizione speciale dove il packaging e gli stessi quadrotti di pasta, sono griffati con la doppia effe che dal 1925 rappresenta il sigillo dello stile Fendi.

Ecco che di nuovo moda e cibo, attraverso due realtà del made in Italy, sono unite da un’esperienza intimamente familiare come il cucinare un piatto di pasta, sottolineando quella dimensione domestica che il mondo intero ha riscoperto negli ultimi mesi. 

Italianità e tradizione uniscono tessuti naturali dai colori tenui valorizzati da pizzi e merletti artigianali, con uno dei marchi che vanta una lunga storia aziendale contraddistinta dalla tecnica della trafilatura al bronzo per la lavorazione della pasta.

Il dialogo fra mondo food e mondo fashion è quindi sempre aperto e ricco di reciproche contaminazioni. Negli eventi del mondo della moda, il cibo esce dai ristoranti per entrare in luoghi a cui solitamente non appartiene.

Tutti abbiamo bisogno di mangiare e gli stilisti oggi propongono come farlo, in uno stile che sia abbinato al loro moodboard per la stagione come se ne fosse un’estensione naturale. 

Dal canto loro gli chef non dimenticano l’importanza dell’estetica come parte integrante nell’esperienza del cibarsi. Camille Becerra, chef riconosciuto come uno dei pionieri del cibo sano e chic afferma: “L’estetica gioca un ruolo importante nel mio lavoro”. “Il cibo dovrebbe essere bello, avere un sapore equilibrato e dovresti sentirti bene dopo averlo mangiato: c’è bisogno dell’intera esperienza.”

LAILA GOHAR FOR SIMONE ROCHA X DOVER STREET MARKET LOS ANGELES

Claire Olshan, la fondatrice della boutique FiveStory di Manhattan, ha fatto un ulteriore passo avanti, lanciando Dada Daily, una linea di snack esteticamente gradevoli e salutari ispirati al movimento artistico Dada. “Avevo il desiderio (e il bisogno) che un’azienda potesse colmare il divario tra la gioia che si ricava dall’arte, dal design e dalla moda e la gioia che si ottiene dall’essere sani e dal sentirsi bene”, spiega. “Al giorno d’oggi, i consumatori vogliono valore dai loro acquisti. Non stanno solo acquistando il prodotto, stanno acquistando l’esperienza e il mondo di ispirazione che il prodotto racchiude “. Nel prossimo futuro proporrà i suoi “cavoletti di Bruxelles perfettamente croccanti e popcorn di cavolfiore al formaggio vegano” per il  menu di un nuovo ristorante in città.

E così con la connessione fra cibo e design, sono molti i nuovi locali di tendenza. A Milano si assapora il mondo di Miuccia Prada al Bar Luce, un caffè color pastello con sedie e tavoli in formica dai colori vivaci disegnati dal regista Wes Anderson. Al Polo Bar di Ralph Lauren a New York, si sorseggia un martini e immersi nei classici americani. A Parigi c’è Jacquemus all’interno delle nuove Galeries Lafayette Champs-Elysées, il designer che rende omaggio al suo colore preferito e alla sua educazione nel sud della Francia al Café Citron.

L’uso non convenzionale del cibo nella moda non è cosa nuova. Negli anni ’70, Irving Penn ha rotto gli schemi fotografando gli ingredienti per l’insalata per una nota rivista di moda americana. Da allora ci sono innumerevoli pubblicazioni editoriali con il cibo in primo piano protagonista dell’immagine. Il servizio fotografico di Carine Roitfeld con Eva Herzvigova intitolato “The Butcher” o quello con Crystal Renn che mangia spaghetti nel 2010 sono solo due dei tanti che hanno raggiunto lo status di culto iconico.

I designer hanno a lungo citato il cibo sulle passerelle e sul tappeto rosso, come l’aragosta Schiaparelli, il vestito di manzo crudo di Lady Gaga agli MTV Video Music Awards 2010 e l’omaggio di Moschino al cibo spazzatura alcuni anni fa.

La grande differenza oggi, quindi, è che il pubblico è coinvolto nell’atto fisico di mangiare il cibo e non solo di guardarlo immortalato in foto o disegnato su abiti. 

E il confine fra moda e cibo è sempre più sottile.

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